Il cimitero monumentale del Verano, a Roma, come dice il sito dei Cimiteri Capitolini: “E’ luogo di sepoltura da almeno duemila anni”. Quello che interessa a me, è soltanto una tomba, quella del poeta in dialetto Romanesco, Carlo Alberto Salustri in arte Trilussa(1871-1950). Così un giorno, dopo la visita alle tombe d’alcuni miei familiari, per fortuna si trovano tutte nello stesso posto, ho deciso di mettermi a cercare il sacello del Nostro. Mi trovo adesso vicino alla tomba di un altro illustre romano, Ettore Petrolini, sotto un magnifico busto di bronzo dell’artista, un epigrafe, e chi più di lui l’ha meritata: “Dalla bocca tua cantò l’anima di Roma”. Questi dannati aggeggi tecnologici, la lancetta della guida satellitare punta nella direzione di fronte a me, m’incammino poco convinto per un vialetto di striminziti alberelli che corre lungo un muro e ospita sul lato opposto, in terra, lapidi da molto dimenticate. Ritorno indietro mentre raccolgo ancora altre informazioni, ecco qui si parla della Rampa Caracciolo, ripercorro di nuovo il vialetto di prima che mi sembra non possa portare verso un luogo dal nome così altisonante. Mi sbagliavo, ecco un cartello: “Rampa Caracciolo”, dice e indica un piccolo tornante in salita che si snoda attraverso due mura, che mi affretto a percorrere senza dare troppa importanza alla quantità di lapidi che mi circondano. Si arriva ad una piccola sommità che ospita un portico semicircolare e proprio di fronte a questo si trova la tomba del nostro poeta. Lui, sta sotto terra e proprio sopra è poggiato un bellissimo sarcofago romano. Poco discosto, sempre in terra un libro aperto scolpito nel marmo contiene una sua poesia, che oggi si apprezza soltanto grazie all’incisione dato che ha perso del tutto l’inchiostro nero.
La felicità
C’è un’ape che se posa
Su un bocciolo de rosa:
lo succhia e se ne va..
Tutto sommato, la felicità
È una piccola cosa.